Marginalità · 7 min di lettura
Full costing o direct costing? Quale costo guardare per decidere
«Quanto mi costa questo prodotto?» sembra una domanda con una sola risposta. In realtà ne ha (almeno) due, e usarne una al posto dell'altra è una delle cause più frequenti di decisioni sbagliate nelle PMI. I due metodi si chiamano full costing e direct costing. Vediamo quando serve l'uno e quando l'altro.
Direct costing: il costo per decidere oggi
Il direct costing considera solo i costi variabili del prodotto e tratta i costi fissi come costi "di periodo" (dell'azienda nel suo insieme, non del singolo prodotto). Da qui nasce il margine di contribuzione: ricavi meno costi variabili.
È lo strumento delle decisioni di breve periodo, quelle in cui la struttura (capannone, macchinari, personale fisso) è data e non cambia:
- Accettare o no un ordine a prezzo ridotto
- Scegliere il mix di prodotti su cui spingere
- Capire fino a che sconto un'offerta resta conveniente
- Decidere se eliminare una linea (regola: si guarda il margine di contribuzione, non il costo pieno)
Full costing: il costo per i prezzi e il lungo periodo
Il full costing (costo pieno) attribuisce al prodotto anche una quota di costi fissi e indiretti. È un percorso a fasi: si raggruppano i costi, si localizzano nei centri di costo (produttivi, ausiliari, comuni), si ribaltano a cascata sui centri produttivi e infine si imputano ai prodotti — con una base unica (tipica delle PMI) o multipla.
Serve per le domande di lungo periodo, dove tutti i costi vanno coperti:
- Fissare i prezzi di listino (un prezzo deve coprire l'intera struttura, non solo le materie prime)
- Valutare la redditività strutturale di una linea o di un reparto
- Valorizzare le rimanenze di magazzino
Il rischio: usare il costo pieno per decisioni di breve
È l'errore classico. Il costo pieno contiene costi fissi che non cambiano con la singola decisione. Se rifiuti un ordine extra perché "sotto il costo pieno", potresti rinunciare a un margine di contribuzione positivo — cioè a soldi veri che avrebbero aiutato a coprire i fissi che paghi comunque. Per le scelte di breve, i costi fissi già sostenuti sono irrilevanti: contano solo i costi (e i ricavi) che cambiano davvero con la decisione.
Regola pratica: breve periodo → direct costing (margine di contribuzione). Lungo periodo e prezzi → full costing (costo pieno). Usarli entrambi, ognuno al suo posto.
Un avvertimento sul ribaltamento dei costi indiretti
Quando i costi indiretti pesano molto, ribaltarli con una base unica (es. "sulle ore" o "sui volumi") può distorcere la realtà: prodotti semplici ad alto volume finiscono per "sovvenzionare" prodotti complessi a basso volume. È qui che entra in gioco l'Activity Based Costing, che imputa i costi alle attività tramite i veri cost driver. Ma anche questo merita un articolo a parte.
Il punto
Non esiste "il costo" di un prodotto: esiste il costo giusto per la domanda che ti stai facendo. Le PMI che sbagliano prezzi o rifiutano buoni ordini quasi sempre stanno usando il metodo sbagliato nel momento sbagliato. Avere entrambe le viste — margine di contribuzione e costo pieno — pronte e aggiornate è ciò che separa una decisione informata da una scommessa.
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